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INTRODUZIONE ALLA DIVINA COMMEDIA DI CLAUDIO MADDALONI

 

Come tutti sanno, la Divina Commedia, scritta da Dante Alighieri nel 1300 è un testo in rima famosissimo e molto profondo, tanto che il suo significato è rimasto a lungo celato e misterioso anche agli studiosi nei secoli.[1]

Una profezia sulla Commedia diceva che il suo significato sarebbe cominciato a divenire chiaro dopo sei secoli. Infatti, solo alla fine dell’800 e nello scorso secolo si sono avuti contributi che cercano di portare alla luce il significato spirituale, anagogico o sovra senso di questo libro, “ il più grande libro scritto da un cristiano”, come ben dice Vittorio Sermonti nel suo bellissimo lavoro di commento. In questo breve discorso, che non può e non vuole essere completo, faremo una piccola collana di commenti, per illustrare il senso nascosto della Commedia, come viaggio in un aldilà che ci riguarda oggi tutti da vivi, un viaggio post mortem fatto in vita; un viaggio nell’aldilà ed un ritorno all’aldiqua. Per aldilà si intenderà quindi qui non tanto e non solo la morte fisica che ci aspetta tutti, ma un aldilà riferito agli stati di coscienza ordinari che ci trattengono al di qua del velo del mistero. Un velo sul quale il Maestro Dante ha dipinto per noi il bellissimo affresco della nostra vita in cammino, del cammin di nostra vita. Come tutti sanno dalle scuole superiori, che non sono riuscite a farci amare questo testo sacro, la Commedia si divide in tre parti: il viaggio all’Inferno, nel profondo della terra, poi la salita del sacro monte del Purgatorio, ed infine la trasvolata mistica nei cieli del Paradiso.  

 

1. Il viaggio simbolico

    Questo viaggio può essere letto come un viaggio interiore, un viaggio simbolico, che si svolge per stadi successivi: riassumiamoli molto brevemente. –Il viaggio inizia sprofondando con la guida di Virgilio, il Maestro, fino all’Inferno, al luogo inferiore, fino al centro della nostra terra, ossia di noi stessi. I due, Dante e Virgilio, incontrano anime dannate per sempre, Inferno e Paradiso non sono nel divenire. Ogni peccato viene conosciuto discendendo a sinistra, facile scendere difficile separarsi… Così, scendendo in contatto, conoscendo ogni deviazione della coscienza si invertirà la sua deviazione, rinunciando a Satana mano a mano che si scende sempre di più, fino a che giunti a lui si opererà concretamente e fisicamente una vera inversione al centro della terra per fuoriuscire dalla parte opposta. Dante e Virgilio ruoteranno di 180 gradi addosso a Lucifero, precisamente la regione sessuale del diavolo, ed inizieranno a risalire dall’altra parte fino alla superficie terrestre; questo avverrà per un cammino nascosto e naturale, che non si vede ma si sente, infino a che “per un pertugio tondo, alfine uscimmo a riveder le stelle”, sulla piaggia del monte Purgatorio. -Dalla piaggia del Purgatorio dove incontrano Catone, il guardiano del monte, ascenderanno per le sette balze del monte Purgatorio, passeranno delle soglie guardate dai sette angeli delle beatitudini, effettuando così una una purificazione per gradi o gradini, dell’asse cielo terra (il sacro monte). Gli spiriti purganti dialogano con Dante e attendono il completamento dell’espiazione della pena; nel Purgatorio esiste il tempo. Ad ogni balza, ad ogni virtù si accede con fatica, e si supera poi agevolmente. Tre sogni scandiscono lo sviluppo del processo purificativo. Giunti in cima si troveranno nel Paradiso terrestre, ossia quel paradiso che sta in terra, (ricordiamo che la terra interiore siamo noi), dove incontreranno Beatrice, che dopo l’ultima purificazione sarà la nuova guida per proseguire il viaggio, Virgilio qui scompare. -Infine Dante proseguirà il suo viaggio fuori dalla terra, nei cieli, sperimentando stati di coscienza ultra-terreni, ossia che sono oltre la nostra incarnazione fisica, nel Paradiso celeste. Qui egli trasvolerà con Beatrice i sette pianeti del sistema solare, incontrando ancora spiriti rappresentativi di quelle qualificazioni, per giungere fino al settimo cielo, e così poi al cielo delle stelle fisse, e poi all’Empireo. Qui gli apparirà la radice del Paradiso celeste, il fiume di anime beate in forma di cerchio, di candida rosa.1

 

 

2. Nozioni di anatomia e fisiologia

  Paradiso significa letteralmente giardino, qui giardino interiore. Si tratta dell’Eden, il giardino dei fiori, il luogo originario, il corpo energetico. La coscienza[2] si incarna nei vari corpi, a discendere causale, astrale e fisico, via che rifarà al ritorno, quando la Kundalini si libera e ascende. L’Eden[3] è dentro di noi in questa visione: l’albero della vita coincide con la nostra struttura interiore, siamo noi, con la nostra colonna vertebrale astrale, con l’asse dei chakra. E’ roba dell’altro mondo, si parla del corpo sottile, del corpo astrale e dei corpi superiori. Il giardino dei fiori è dentro di noi (“il regno di Dio è dentro di voi”, dice Gesù), letteralmente nel nostro corpo, ecco quanto è vicino il Paradiso. Il cammin di nostra vita di cui ci parla la Commedia è lo stesso di cui ci parla lo Yoga, ossia è la via graduale nel corpo e mente, nella persona. Perdersi in quanto tale e ritrovarsi in quanto coscienza è il risveglio, dal me non del me. Per lo yoga dell’oriente, dove per yoga o religione si intende questo ricongiungersi, unirsi alla propria meta, che è anche la nostra origine, si procede a gradini, distinti in sette qualità. Questa visione in stazioni discrete, ripresa da Dante e ancor prima dall’astrologia, non è solo orientale ma anche occidentale.[4] Il simbolo del caduceo, il Farmaco, indica compiutamente appunto l’operazione di guarigione della materia sottile e il ricongiungimento con la luce. Un ulteriore passaggio a chiarire l’anatomia, la struttura di questo percorso lo possiamo fare se equipariamo i chakra ai pianeti dell’astrologia. Vediamo così con Dante come il cammino tra le stelle, nelle stelle, non sia così esoterico e mentale quanto essenziale ed attuale, in corpore vili, e possiamo riconsiderare (cum sidera) questa sacra scienza come percorso alchemico verso la luce. Il cammino graduale, infernale e purgatoriale, allora, consiste proprio nel conoscere il karma e la sua radice, per poi purificarlo gradualmente nei chakra. Questo consentirà di trasvolare da una stella ad una altra, come osserviamo in Paradiso appunto. Ecco allora chiarito come il percorso a tappe nei tre regni corrisponda ad un lavoro del tutto attuale, ad una trasmutazione effettuata qui e adesso, nel proprio corpo sottile, nei chakra, trasmutazione delle energie interiori che ci abitano e ci costituiscono e che danno poi origine a tutto il nostro psichismo, alle proiezioni mentali e interpersonali, al nostro mondo soggettivo. Questo è il significato più profondo della Commedia, quello anagogico, o sovrasenso.[5]

 

 

3. Nozioni di Alchimia, ossia di patologia e terapia.

 

  Se per chakra intendiamo le stelle di dentro, i pianeti dell’astrologia, ecco che questo viaggio interiore che dapprima si rivolge a scendere verso l’oscurità riguarda la conoscenza dell’ombra, la macchia, l’oscuramento delle stelle, dei chakra, del corpo sottile, perché è oscurata la coscienza, la selva è oscura perché abbiamo occhi e non vediamo, come dice Gesù, perché la bella coscienza è addormentata nel bosco della mente. Nella prima fase, l’Opera al nero, la Nigredo, (come un sole che sia spento), si devono fare i conti con il principio oscurante la coscienza; questo oscuramento dipende da Lucifero, che possiamo identificare come il principio dell’attaccamento egoico. La cattiva volontà, la volontà di male, o malizia impedisce ogni trasmutazione, e va vista a tutti i livelli, in ogni caso specifico. Successivamente, l’Opera al bianco, la Albedo (come un sole che albeggi), riguarda la rinuncia ad aderire a questo principio (rinunciare a Satana, ossia rinascita battesimale nell’acqua purificatrice); questa purificazione è un vero e proprio lavaggio del cervello, diciamo meglio dell’anima. Il Purgatorio riguarda quindi la purificazione della materia sottile, la terapia dell’anima. Il purgatorio esistono luce ed ambra alternate, che motivano o impediscono il procedere, una condizione mista, come in un ospedale: malattia e cura coesistono. Quindi qui troviamo tempo e percorso, i pro e i contro, la lotta tra luce e tenebra residua, una volta operata la scelta della buona volontà. Il terzo stadio, l’opera al rosso, la Rubedo, (come un sole che ormai sia forte e visibile), corrisponde allo sperimentare, ormai liberi da macchia e peso, la condizione originaria, diversificata nelle diverse stelle; nel Paradiso Dante percorre i cieli, le stelle (Sole, Luna, Mercurio, etc) ormai purificate. Tali cieli gli appaiono, gli si manifestano con gli spiriti beati in essi contenuti provenendo e poi reimmergendosi nella condizione “Una”, quella della Candida Rosa, equivalente al settimo chakra, il fiore dai mille petali della tradizione yoga. In questo luogo non luogo, ossia nello stato di pura coscienza in cui finalmente Dante si immerge alla fine del cammino, giunge al limite suo e di ciascuno: giunge al passaggio al senza forma, a Dio Padre. Questo sarà possibile per Grazia di Dio e per l’intermediazione di Maria, (canto 33 del Par.), l’Immacolata, ossia senza macchia. Quando la materia è perfettamente pura consente completamente il passaggio della luce 3. Qui termina ogni forma mentale, ogni alta fantasia, si raggiunge, come dice il Buddha “il limite di possibile percettibilità”, la ultima salute, la grande liberazione. Si raggiunge in via graduale il punto di origine, il “mi ritrovai”, della via diretta.  

4. Attualità dell’insegnamento eterno

        Accennato così molto brevemente al significato del viaggio nell’aldilà di Dante, comprendiamo come questa chiave di lettura ci interessi da vicino, noi uomini del 2000; siamo noi infatti che siamo interessati alla trasmutazione dal piombo all’oro della nostra materia. La via graduale, riassunta nelle tre fasi dell’Opera, che il Maestro ci illustra con questa meravigliosa, divina scrittura, con questo insegnamento di poesia altissima, ci riguarda oggi, non è cosa del 1300, non è cosa di un al di là della morte fisica. E’ al di là di tempo e spazio, è l’eterno cammin di nostra vita, è cosa da comprendere e vivere adesso qui. La Divina Commedia scritta da Dante a Firenze nel 1300 riguarda la nostra esperienza del post mortem in vita qui, adesso. Dobbiamo osservare che la trasformazione avviene in corpore vili, in vita: Virgilio spesso insiste sul fatto che Dante è in prima vita, che non ha mai visto l’ultima sera. La resurrezione nella carne avviene in vita, un messaggio rivoluzionario per il cattolicesimo, ma affine agli insegnamenti orientali sull’immortalità, sulla vita eterna diremmo col nostro linguaggio. Quindi è attuale per tutti noi, tutti quelli della Commedia della vita, della Commedia di Dio, della reazione che la coscienza una sta in questo momento attuando: in tutti quelli che siamo qui, che siamo uno, è qui che a tutti, chi più e chi meno, accade il risveglio, la resurrezione, il superamento della sofferenza dovuta alla ignoranza della nostra vera natura. E come artificio per parlare delle trasformazioni alchemiche della coscienza dentro di noi adesso, di come si fa, per dove si passa, useremo il linguaggio simbolico delle immagini, incarnazione di vita storica e onirica, e seguiremo Dante e parleremo dell’esperienza dell’aldilà in ambito cristiano come il viaggio dell’anima guidato da una guida, un Maestro, uno psicopompo.   NOTE [1] L’articolo riproduce in buona parte l’intervento che ho tenuto a Terni, il 10 Novembre 2012, in un Convegno aperto al pubblico, dal titolo: “Dal libro egiziano dei morti al ghost whisperer. Le invisibili presenze e la vita oltre la morte”.Il convegno era organizzato dall’Accademia dei Filaleti “Città di Terni” (Centro studi e ricerche filosofico spirituali della Gr. Delegaz. Magistrale per la Città di Terni dell’Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraïm). [2] La coscienza assoluta, che poi si incarna, da cui proveniamo, si colloca prima dell’illusione della creazione, dell’incantesimo, generato dalla mente; quella davvero è lo stato originario, lo stato primordiale di cui parlano tute le tradizioni, ad esempio lo Dzog Chen e lo stato di Mahamudra del buddismo, o ancora la condizione di coscienza non divisa dell’Advaita Vedanta. E’ una condizione di non differenziazione e differenziazione insieme, shiva shakti, che prende coscienza di sé nel mondo creato, in sé e per sé. [3] L’Eden è la condizione che caratterizza l’essere umano prima di mangiare del frutto della divisione, della separazione, dove si è nel uno tutto con differenziazione, prima di una coscienza individuale, separata. [4] Per fare solo alcuni esempi, il candelabro, la scala santa tra cielo terra, e persino la colonna dei nostri templi. [5] La Divina Commedia? Un poema che dice tutto quanto, che parla di tutti i personaggi che sono stati i maestri di insegnamento, di vita, di tutto, …. Io d’altra parte ho sprofondato la terra e poi sono ritornata su , gli ho detto tutto…. che devo fare, d’altronde, la vita tocca pigliarla come è…..

Claudio Maddaloni

Claudio Maddaloni

Laureato in Medicina e Chirurgia a Pisa nel 79, e specializzato in Psichiatria alla Cattolica di Roma, Claudio Maddaloni ha completato a Roma il training di formazione come analista junghiano presso il Centro Italiano di Psicologia Analitica. Svolge attività ambulatoriale privata come psichiatra e analista junghiano da molti anni e dal 1984 si interessa di astrologia. Nella sua attività professionale integra la pratica clinica sui disturbi mentali e la struttura del corpo astrale e dello sviluppo delle sue energie, nell'ottica di dare al paziente strumenti maggiori e renderlo attivamente responsabile nelle proprie scelte.

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